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Scritto da Chiara Barra
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La cantatrice calva, in scena all’Arsenale di Milano dal 17 novembre al 6 dicembre 2009, nella versione tradotta e diretta da Marina Spreafico, opera prima di Eugène Ionesco, è definita dallo stesso autore come “antiteatro”, genere che ha il fine di mostrare quanto l’assurdità sia simile a ciò che definiamo normale e che accettiamo ogni giorno come tale. Ore 21.00: qualche accordo di pianoforte introduce un simpatico e svagato presentatore che, in uno stile che ricorda gli “sketch” di Charlie Chaplin, strappa molti sorrisi e annuncia l’inizio dello spettacolo. La scenografia è essenziale, poco più di una panca e un tavolino, a metà tra un salotto very british e un plumbeo giardino innevato: i coniugi Smith (Giovanni Calò e Augusta Gori) si scambiano una serie di considerazioni banali e senza conseguenza logica, aggiornando il pubblico sul menu della cena e sul carattere dei figli. I costumi sono incompleti, con imbastiture a vista, quasi a sottolineare l’anonimato e la bizzarria della situazione: la sig.ra Smith è logorroica, il sig. Smith finge di ascoltarla…un comune quadretto familiare, se non fosse per i dialoghi sconclusionati che suscitano un effetto di straniamento e non poche risate. Nel tentativo di imparare l’inglese, infatti, Ionesco si accorse della banalità delle frasi fatte proposte dal manuale: il “the book is on the table” del quale tutti abbiamo fatto esperienza. Da qui nasce l’idea della pièce, nella quale i personaggi si scambiano battute talmente illogiche da apparire surreali. Grande è la sintonia tra i due attori, decisamente coinvolti e coinvolgenti: briosa la sig.ra Smith, flemmatico e a tratti pungente il consorte. All’improvviso irrompe la bizzarra Mary (Paola Galli), una cameriera decisamente sopra le righe, che annuncia l'arrivo dei coniugi Martin (Marino Campanaro e Claudia Lawrence). I due entrano insieme ma, come se non si conoscessero, si scambiano numerose battute paradossali, tra le quali spicca una divertente performance canora della sig.ra Martin (molto apprezzata dal pubblico), convincendosi alla fine di essere marito e moglie solo dopo aver accumulato una serie "curiose, curiose e bizzarre coincidenze" che lo provano.
L’atmosfera si surriscalda quando entra in scena un rumoroso pompiere (Mario Ficarazzo) alla disperata ricerca di un incendio da domare, che stordisce gli ospiti e il pubblico con uno strampalato racconto ricco di improbabili personaggi. Uscito lo spegnitore di fuochi, le due coppie imbastiscono l’ennesima conversazione fitta di frasi fatte: la parola, man mano, si va svuotando di significato e di contenuto, e il tutto finisce in un litigio cacofonico fatto di sillabe e vocali. Finale esilarante e molti applausi. E la cantatrice calva? Si pettina sempre allo stesso modo, ma è ancora oggi attuale: la pendola che suona a caso, scandisce una serie di episodi che, nella loro assurdità, portano al paradosso la banalità del nostro quotidiano e ironizzano sulla sempre più diffusa incomunicabilità… si ride (e si riflette) dei mali del vivere in società.
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