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Scritto da Claudia Di Meglio
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Ancora Pirandello? sì, ma questa volta rivisto in chiave onirica dal regista Walter Manfrè, che ne fa uno spettacolo altamente emozionante e coinvolgente, nel quale la storia passa in secondo piano , per mettere in rilievo il personaggio principale ed i suoi tormenti di vittima sacrificale. Vestire gli ignudi è un dramma, anzi “il” dramma di Ersilia, una ragazza molto bella, che, fidanzata al tenente di vascello Franco La Spiga, cade nella tentazione di una relazione con il suo datore di lavoro, della cui figlia è governante. La bambina, a causa della mancata sorveglianza di Ersilia, cade dal terrazzo di casa e muore. L’evento terribile segnerà tutta la vita della giovane, fino all’epilogo drammatico della vicenda. Pirandello fa di Ersilia un personaggio altamente tragico, che impersona la vittima, colei a cui tutti danno addosso, che viene da tutti perseguitata e che tutti desiderano: è come se avesse tanti cani alle calcagna, che vogliono nello stesso tempo farle del male e cibarsene, dilaniarla e proteggerla, in una dicotomia che la renderà quasi pazza e sicuramente disperata. Tutti vogliono “vestire gli ignudi”, aiutare la donna che, a causa dei suoi errori, ha completamente perso la fiducia in se stessa e si ritiene una nullità, ma riescono solo ad aiutarla a sprofondare in un baratro dal quale non c’è ritorno. Di grande rilievo la figura di Ersilia, nell’interpretazione sofferta e partecipata di Vanessa Gravina, e di Ludovico Nota, lo scrittore che vuole proteggerla ed aiutarla, interpretato da un Luigi Diberti veramente eccezionale nei variegati toni che dona al suo personaggio. Luca Biagini, Marco Marelli, Daniela Piacentini e Francesco Laruffa completano l’ottimo cast.
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