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Questa sera si recita la nostra fine
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Scritto da Chiara Mattucci
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Placido e inesorabile rintocco di lancette. Continuo, percettibile, fastidioso. Invisibile eppur presente. Il tempo concede, avvolge, nutre. Il tempo risucchia, sorprende, colpisce, annienta. Dal rapporto viscerale con la morte prende forma Questa sera si recita la nostra fine, progetto frutto della collaborazione tra le compagnie Egumteatro e Gogmagog in cartellone al Teatro i di Milano dal 23 al 28 novembre. Niente suscita più terrore della consapevolezza sottile e misteriosa della fine. In quel limite si concentra l’indagine di Annalisa Bianco e Virgilio Liberti, su quel confine, apparentemente grande ma in realtà labile, che separa l’estasi dal tormento, il fremito dell’emozione dall’angoscia della perdita. I personaggi di Pirandello sono condannati a vivere nonostante la consapevolezza della loro inettitudine alla vita stessa. Incapaci di portare addosso il fluire incessante dell’esistenza, si separano dalla continuità celandosi dietro maschere. Tre attori per tre atti unici, tre come gli stadi della paura che incalza, condanna, punisce. Un viaggio sulla conclusione del tempo a disposizione che allontana il presente, rendendo il futuro una minaccia e il passato un ricordo a cui attaccarsi. Inquietudine scrutata nelle sue molteplici accezioni: la fine di un amore, in Sogno (ma forse no) con cui si apre lo spettacolo, quella della vita, da cui prende avvio L’uomo dal fiore in bocca della seconda parte e infine, perduta l’apparenza fisica e materiale, il rischio di vedersi sottratta persino l’anima vagante, l’unica cosa a cui si rimane inutilmente aggrappati (in All’uscita, nel terzo e ultimo episodio). Il riadattamento delle due compagnie prevede una fedeltà filologica alle parole dello scrittore siciliano e al suo gioco di ruoli, così come al messaggio che si fa evidente e diretto. La ricerca non si concentra sul particolare, ma sul generale: non vi è infatti l’intento di attualizzare i contenuti o le forme della rappresentazione. È lo sguardo macroscopico, la medesima idea della scelta e della perfetta consequenzialità logica dei tre atti unici che colpisce, evidenziando la filosofia dell’autore attraverso l’utilizzo scrupoloso dei testi, la traduzione esplicita dei termini e il riferimento alla centralità della maschera, con la quale si palesa la parte inesplorata e inaccettata di sé.
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