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Animali vivi è il primo capitolo (Slum) dell'articolato progetto di Balletto Civile che porta il nome di Detriti. “Luoghi degradati, squallidi, instabili nei quali il corpo si identifica, cercando in ogni modo di so-pravvivere, di rimanere in piedi operosamente. Un vero e proprio evoluto progetto di teatro fisico, storie di personaggi che non tanto per la loro estrazione sociale, ma per il modo in cui pensano la vita sono ai margini, sono un detrito dell'esi-stenza, ossessioni fatte carne, uno specchio di deriva grandissima, inconsapevole, talmente incon-scia che quasi fa il giro e può toccando il fondo tornare ad essere vitale. Un condominio, un albergo, una biblioteca, una zona franca dove è opportuno non alzare la voce, problemi di ordinaria e pacata normalità al limite di uno spazio comune che diventa orizzonte nuo-vo da dove si può ricominciare.” Animali vivi appare come un “aperitivo” che indaga l'incontro tra due coppie di scambisti prove-nienti dal nord Italia. Si sono conosciuti in chat ed ora si incontrano in uno motel di periferia, mi-nimalista, spoglio, ma non troppo decadente. Si sentono i rumori dell'esterno, la vita che fuori è in fermento e che lascia i protagonisti chiusi nel loro mondo di moquette arancio. Si indaga il momento dell'incontro, svelando parte delle vite dei personaggi, ma solo il giusto, solo quello di cui si parla prima “del meraviglioso festino dei loro corpi”. Inizia e finisce, mostra, ma non spiega. Non c'è giudizio né positivo né negativo, è una fotografia dal punto di vista dei personaggi che agiscono e non giudicano.
Dal materiale che si trova in internet sembra che le fasi di creazione di questo lavoro siano state molteplici, un lavoro in sottrazione, nello scavare nei personaggi fino alla realtà che questi portano. Una ricerca verticale attraverso il corpo, il movimento, la relazione, la parola. Non c'è canto in questo spettacolo e per chi conosce Balletto Civile è qualche cosa di nuovo, c'è il respiro e le forme di movimento proprie di questo gruppo, ma forse è anche questo elemento che lo fa apparire “aperitivo”, tassello di qualche cosa di più grande. Ci si perde nella danza dei corpi, nelle relazioni che silenziose si instaurano, crescono e spariscono, nei momenti di stallo che scandiscono la drammaturgia complessiva fatta di tragedie e di piacere, di amore e di carne, di incontri e di abbandoni, di gioco e di serietà. Temi che fanno eco, momenti che ritornano fanno sentire gli occhi a casa, gli stessi occhi che poco prima si sono persi nel piacere che confonde. Scenicamente efficace il gioco sui vestiti, che compaiono quando nella realtà non servono, forse per ribadire che noi stiamo osservando e non vivendo o forse che i nostri “veri vestiti” li troviamo solo nel momento di concreta nudità. Vestiti che caratterizzano, ma non delineano. Un punto. Animali vivi -Michela Lucenti, Emanuele Braga, Maurizio Camilli, Emanuela Serra. Ideazione co-reografia e messa in scena Michela Lucenti, lavoro sulle intenzioni Valerio Binasco, collaborazione al disegno fisico e alla messa in atto Emanuele Braga, Maurizio Camilli, Emanuela Serra, coordi-namento drammaturgico e definitiva stesura del testo Silvia Corsi, luci Stefano Mazzanti, fonica Ambra Chiarello. Produzione e organizzazione Balletto Civile, in collaborazione con Fondazione Teatro Due. In scena fino a domenica 22 Novembre ( Atir, Teatro Ringhiera).
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