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Scritto da Filomena Dardano
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ll Teatro Franco Parenti di Milano fino al 15 novembre Albertazzi mette in scena la Leggerezza, la prima delle sei lezioni (cinque in realtà per la sopravvenuta morte del maestro) proposte da Calvino nel 1985. Le Lezioni americane sono cinque conferenze scritte per la Harvard University. “Vorrei dedicare le mie conferenze a certi valori, a certe qualità, o certe specificità della letteratura che mi sono particolarmente care, cercando di inserirle nella prospettiva del prossimo millennio”, dichiarava Calvino nella sua introduzione alle conferenze sulla Leggerezza, la Rapidità, L’Esattezza, la Visibilità, la Molteplicità; cinque valori da approfondire da un punto di vista letterario certo, ma anche come elementi del nostro vivere quotidiano. Per parlare del nostro tempo e per riflettere sulla pesantezza dell’esistenza il testo propone un viaggio nella storia della letteratura che inizia con la metafora di Perseo, prosegue con Cavalcanti, Dante, Leopardi, Kafka, Cervantes, Lucrezio e Montale messo a confronto con Ovidio ecc. Un viaggio di grandi emozioni che diventa lirico quando si cita La pioggia nel Pineto di D’Annunzio i cui versi “piove sui nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude” incantano la sala. L’atmosfera diventa vibrante quando ci si allontana da Calvino per immergersi nel V canto dell’Inferno. Spettacolare è infatti Albertazzi nei panni di Dante vinto dalla pietà di fronte al pianto di Paolo e Francesca. I versi del Purgatorio evocano altre emozioni: “donna m’apparve, sotto verde manto vestita di color fiamma viva” annunciano l’incontro tra il Poeta e Beatrice, che sembra materializzarsi sul palco. Sullo sfondo scorrono le immagini di Gustave Dorè, pittore noto per le sue illustrazioni della Divina Commedia. Albertazzi conferma la sua abilità di attore giocando con queste immagini come se fossero reali. Bellissimo il dipinto di una suntuosa Francesca avvolta da Paolo, leggero come un mantello. “Nell’inferno non si dimagrisce” questo il commento di Albertazzi alla formosità di Francesca. La Leggerezza rappresenta un modo di vedere la vita, è movimento è precisione, si oppone all’opacità del mondo e si distingue dalla superficialità. Però alle volte ciò che scegliamo come leggerezza non tarda a mostrare la sua pesantezza, come scrive Kundera Nell’insostenibile leggerezza dell’essere. Allora cosa rimane da fare all’uomo per fuggire da ciò? La risposta sta nella letteratura capace di guidare l’uomo in una gravità senza peso. La risposta risiede nel teatro, nel silenzio del teatro, capace di proporre un rapporto corpo a corpo tra spettatore e attore. Proprio grazie alla potenza del teatro si può costruire qualcosa di positivo per il nuovo millennio, a cui già Calvino si rivolgeva nelle sue Lezioni americane. Geniale la scelta registica di proiettare, attraverso uno schermo gigante, alcuni spezzoni di vecchi film che hanno come protagonista un giovane Albertazzi. Pur restando fedele al testo di Calvino l’attore durante lo spettacolo si diverte e diverte nel colloquiare con una giovane allieva ed una violinista che accompagna alcuni momenti dello spettacolo . E alla fine dello spettacolo i meccanismi della finzione teatrale vengono svelati quando attore e assistente con aria divertita si chiedono se il pubblico abbia capito il rapporto tra pesantezza e leggerezza.
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